Vetro antisfondamento

Il ricorso a un vetro antisfondamento rappresenta la soluzione migliore per aumentare il livello di sicurezza della propria casa o, più in generale, di qualsiasi altro edificio che abbia la necessità di essere protetto dalle intrusioni di malintenzionati. Questo tipo di vetro si caratterizza per la sua capacità di garantire una resistenza molto elevata rispetto agli eventuali tentativi di rottura e di effrazione che dovessero essere effettuati con oggetti contundenti. Sono quattro le principali tipologie di vetro antisfondamento che possono essere identificate:

  • i vetri antiproiettile
  • i vetri anticrimine
  • i vetri antivandalismo
  • i vetri stratificati con caratteristiche antinfortunistiche

A differenziare le varie proposte che si possono trovare in commercio sono le peculiarità costruttive, e in particolare il numero di lastre di vetro, lo spessore delle stesse lastre e lo spessore del PVB, vale a dire il plastico interposto.

Come è facile intuire, caratteristiche diverse comportano prestazioni diverse: ciò che conta, in vista di un acquisto, è accertarsi della conformità alle norme in vigore delle soluzioni a cui si è interessati. Occorre sapere, dal punto di vista pratico, che il comportamento elastico delle lastre incide in modo significativo sulla loro capacità di resistere alla rottura, che di conseguenza è condizionata anche dallo spessore del plastico interposto.

Le caratteristiche del vetro antisfondamento

Un vetro antisfondamento è costituito da cristalli stratificati, vale a dire delle vetrate che si ottengono mediante una sovrapposizione di un certo numero di lastre. Tra le lastre viene interposta, poi, una speciale pellicola che è realizzata in plastica adesiva, in modo tale che esse stesse risultino ben agganciate le une con le altre. Questa pellicola corrisponde al già menzionato PVB, e cioè al polivinilbutirrale. Proprio questa particolare composizione è ciò che rende i vetri antisfondamento così resistenti ed efficaci nel contrastare i tentativi di effrazione: anche nel caso in cui il vetro di sicurezza dovesse essere rotto, l’intercalare plastico e la lastra continuerebbero ad aderire l’uno con l’altra, in modo tale da non produrre frammenti, almeno in un primo momento.

Uno degli scopi di un vetro antisfondamento consiste nel garantire una protezione ottimale rispetto a eventuali ferite che potrebbero essere provocate da schegge o frammenti taglienti (in tal caso si parla di protezione antinfortunio). Non solo: c’è da considerare anche le potenziali conseguenze di una caduta nel vuoto di un corpo umano da una finestra il cui vetro sia stato rotto: non è detto infatti che una rottura sia possibile solo per colpa di un’intrusione da parte di ladri, ma anche un banale impatto accidentale può avere effetti gravi in assenza di un vetro antisfondamento adeguato.

Quando viene usato il vetro antisfondamento

Oltre che per le finestre, i vetri antisfondamento possono essere impiegati anche per molte altre soluzioni architettoniche, complice la resa estetica che essi riescono ad assicurare; si pensi, ad esempio, alle seguenti:

  • lastre vetrate per le balaustre
  • lastre vetrate per i pavimenti o per gli scalini
  • lastre vetrate per le cabine degli ascensori
  • lastre vetrate per le ringhiere

Il livello di resistenza aumenta in modo proporzionale rispetto alla quantità di lastre di cristallo che vengono adoperate. I vetri che vengono proposti in commercio, lo ricordiamo, sono anche in in grado di proteggere gli ambienti dal freddo e di favorire un isolamento acustico tale da escludere i rumori molesti che provengono dall’esterno.

La normativa di riferimento

Un riferimento normativo importante per sapere quali vetri antisfondamento acquistare e come sceglierli è la UNI 7697, relativa ai criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie, che è stata sottoposta a revisione il 22 maggio del 2014. Tale norma definisce i parametri che devono essere adottati nella scelta del vetro a seconda dell’applicazione di destinazione e dei rischi connessi. Le lastre interne delle vetrocamere dei serramenti, per esempio, se collocate a più di 1 metro di altezza dal piano di calpestio devono essere di classe minima 2B2, e quindi di vetro stratificato, o di classe minima 1C3, e quindi di vetro temprato. Per quanto riguarda le applicazioni dei vetri temprati che sono posizionati a più di 4 metri di altezza, invece, essi devono superare il cosiddetto test di HST, dal momento che in caso di rottura potrebbero innescare la proiezione di frammenti.

Altre norme importanti in questo ambito sono la UNI 7697:2014 e la UNI 10818:2015. Il processo di revisione e di aggiornamento della norma UNI 7697 deriva dall’esigenza di offrire applicazioni vetrarie efficienti in tutte le circostanze in cui vi sia la necessità di condizioni di sicurezza elevate, il che include anche il bisogno di ridurre al minimo le possibilità di lesioni o di ferimento.

Come vengono classificati i vetri

Facendo riferimento alle indicazioni contenute nella norma, vengono confermate le classificazioni tra vetrate protette e vetrate non protette, tra vetrate accessibili e vetrate non accessibili, tra vetrate interne e vetrate esterne e tra vetrate verticali o orizzontali.

In base al montaggio, in particolare, si definiscono verticali le vetrate con un angolo di inclinazione uguale o inferiore a 15 gradi e orizzontali le vetrate con un angolo di inclinazione uguale o superiore a 30 gradi; sono inclinate, invece, le vetrate il cui angolo di montaggio è compreso tra i 15 e i 30 gradi.

In tema di criteri di scelta delle lastre, per le vetrate isolanti asimmetriche la classe prestazionale minima e il tipo di vetro condizionano il verso di montaggio. Se l’impatto può avvenire da tutti e due i lati, è necessario che siano di sicurezza anche le lastre esterne della vetrata isolante.

Per le vetrate isolanti multiple, poi, devono essere di sicurezza anche le lastre intermedie non solo per le applicazioni destinate ad aree suscettibili di affollamento, ma anche nei casi in cui sul lato da cui può giungere un eventuale impatto sia presente almeno un vetro temprato, se il lato inferiore si trova a meno di 1 metro di altezza. Per le balaustre e per i parapetti, lo spessore degli intercalari deve essere almeno di 0.76 millimetri secondo la composizione minima con classe prestazionale 1B1. Passando alle vetrate inclinate, infine, la lastra inferiore non può non essere stratificata sia se il lato inferiore si trova a più di 4 metri di altezza sia se le vetrate sono aperte.

La progettazione del vetro antisfondamento

Per la progettazione del vetro antisfondamento, ci si basa su un approccio prestazionale: in altri termini è concessa l’adozione di criteri differenti, a patto che essi garantiscano condizioni di sicurezza uguali. Per una corretta progettazione è necessario che siano note le sollecitazioni che agiranno sulle vetrate secondo le previsioni, oltre alla destinazione di impiego e, quindi, al tipo di applicazione vetraria. Decisivi sono anche il luogo della posa, il tipo di montaggio e la dimensione delle vetrate.

Una volta che è stato identificato il tipo di vetro antisfondamento da adottare, in funzione del suo aspetto estetico, della sua trasmittanza termica, della sua riflessione luminosa, del suo isolamento acustico e del suo costo, occorre pensare al dimensionamento dello spessore, per il quale è bene conoscere la resistenza residua, le dimensioni, le deformazioni della lastra in rapporto al sistema di vincolo e il metodo di ancoraggio.

Le tipologie di vetro antisfondamento

I vetri antivandalismo e antieffrazione, identificati dalla normativa UNI EN 356, sono quelli che garantiscono una buona protezione rispetto a piccoli atti di vandalismo, al lancio di pietre o ad aggressioni di durata limitata. I vetri anticrimine, in particolare, devono essere in grado di proteggere anche da aggressioni premeditate e ripetute e dal cosiddetto furto organizzato. Insomma, il compito di questo tipo di vetro è quello di contrastare il più possibile le intrusioni ritardandole, con un effetto dissuasivo nei confronti dei malintenzionati. Vi si ricorre, tra l’altro, nei musei, negli stati e nei negozi.

I vetri anticaduta e antiferita, invece, rientrano nel novero dei vetri stratificati di sicurezza a cui si fa riferimento nelle normative UNI EN ISO 12543 e UNI EN 12600. Le applicazioni più comuni sono per le porte e per le finestre, ma non vanno escluse le lastre di pavimentazione, le tettoie e le balaustre, così come i lucernari e i parapetti.

Vi sono, poi, i vetri antiproiettile, normati dalla UNI EN 1063: come si può immaginare, sono progettati e realizzati per riuscire a resistere a una certa quantità di impatti dovuti a pallottole provenienti da armi da fuoco. La norma UNI EN 13541 parla, ancora, dei vetri stratificati antiesplosione, capaci di rimanere nella propria posizione persino nel caso in cui siano sottoposti all’onda d’urto che deriva da una deflagrazione esterna: essi vengono impiegati nelle gioiellerie, nelle boutique di articoli di lusso, nei commissariati di polizia, negli uffici postali, nelle filiali delle banche, oltre che per la realizzazione di pareti divisorie.

In sintesi, a seconda del tipo di esigenza che deve essere soddisfatta ogni vetro antisfondamento riesce a garantire prestazioni ad hoc: individuare i propri bisogni e le caratteristiche dell’edificio che si deve proteggere è il punto di partenza imprescindibile per un acquisto oculato e destinato a rivelarsi soddisfacente sotto tutti i punti di vista.